Guidoriccio

Il Palazzo Pubblico fu il luogo privilegiato dove la civiltà senese ha saputo in ogni tempo rimarcare la sua peculiarità, dalla gentile Madonna in “Maestà” di Simone Martini, alla quasi metafisica cavalcata del condottiero Guidoriccio su un campo di battaglia

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12.05.07
Palazzo Chigi Saracini torna ad aprire le sue porte
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dal 21.04.07 al 04.11.07 ore 1:00  -  Siena, Palazzo Squarcialupi
L'esperto risponde
Palazzo Pubblico : Restauro pittorico
a cura di Mauro Civai

La costruzione del Palazzo Pubblico

La costruzione del Palazzo Pubblico comportò un grande impegno concentrato in un periodo relativamente breve (1297-1308) che diede come risultato uno degli edifici più eleganti e funzionali di ogni tempo, peraltro in totale e armoniosa simbiosi con lo spazio circostante, anch’esso “inventato” nell’occasione. Ma una volta ultimata questa fondamentale fase le energie furono trasferite all’abbellimento degli ambienti interni.

Se il Duecento era stato il secolo in cui Siena aveva veduto uno sviluppo straordinario della sua economia e della sua civiltĂ , quando grandi episodi, terribili e gloriosi, avevano segnato la storia della cittĂ  con tracce che sarebbero risultate indelebili, il Trecento fu il secolo della stabilizzazione del modello senese che, anche e soprattutto per mezzo della pittura e degli artisti, seppe celebrare ed eternare i suoi fasti.

Gli affreschi trecenteschi

Il Palazzo Pubblico fu il luogo privilegiato dove la civiltà senese ha saputo in ogni tempo rimarcare la sua peculiarità, dalla gentile Madonna in “Maestà” di Simone Martini che ammonisce da sette secoli i governanti senesi a lavorare con giustizia ed equilibrio a favore dei loro amministrati, alla quasi metafisica cavalcata del condottiero Guidoriccio su un campo di battaglia ormai pacificato dalla sua vittoria sui ribelli, al complesso messaggio del “Buongoverno”, il saggio vegliardo che, anche grazie all’esercizio delle virtù cristiane, riesce a garantire alla città e alla sua campagna una vita operosa e serena.

Le opere successive

Ma se i committenti medievali e gli artisti da loro impiegati, ci hanno lasciato i capisaldi dell’arte senese in Palazzo Pubblico, anche le epoche seguenti hanno saputo testimoniare di aver ben compreso la lezione degli iniziatori. E da qui le opere straordinarie del Vecchietta, del Sodoma, di Domenico Beccafumi, dei barocceschi Vanni e Salimbeni, dei puristi Cassioli e Maccari, che in ogni tempo hanno accumulato un tesoro di testimonianze d’arte che fa del palazzo Pubblico di Siena uno dei centri di cultura più ambìti di ogni luogo e di ogni tempo e che impone a noi contemporanei un impegno inesausto per porre le potenzialità della odierna tecnologia e la sapienza, ormai confortata da un solido sostrato scientifico, dei moderni restauratori al servizio di opere d’arte tanto fondamentali e garantire che giungano ai nostri posteri in condizioni almeno uguali a quelle in cui le abbiamo ricevute.

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